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Il Mobbing

Straining, stalking & co.

Credete di essere vittime di mobbing? Attenzione, può essere straining. O stalking o un’altra delle situazioni conflittuali che spesso causano patologie e disturbi nei lavoratori, come la depressione, l'ansia, l'insonnia e tutta una serie di altri sintomi psicosomatici. Il tema del mobbing è ormai di grande attualità e rilevanza in ambito psicologico, medico e giuslavoristico: nel nostro Paese se ne parla già da oltre dieci anni, ossia da quando lo psicologo tedesco Harald Ege fondò l’associazione pioniera.

Prima con l’obiettivo di intervenire e operare sulle problematiche connesse a questo fenomeno, da un lato dedicandosi alla prevenzione delle cause scatenanti, dall'altro offrendo assistenza e sostegno a coloro che ne hanno subito gli effetti.

Ma proprio la maggior diffusione e sensibilità sul problema rischia di creare confusione, perché permane una certa disinformazione di base che porta spesso non solo le vittime di conflitti lavorativi, ma anche i professionisti stessi cui esse si affidano, a credere che solo invocando la tesi del mobbing si abbiano reali possibilità di ottenere giustizia.

Il mobbing è infatti meno diffuso di quanto si creda, mentre ci sono nuove situazioni conflittuali che possono essere responsabili di disturbi psicosomatici e patologie psichiatriche. Come, ad esempio, lo straining.

A spiegarci la differenza è lo stesso Harald Ege, docente al Politecnico delle Marche, consulente del Tribunale e della Procura della Repubblica, nonché presidente dell’Apem, Associazione Periti esperti di mobbing e autore del libro Oltre il mobbing. Straining, stalking e altre forme di conflittualità sul posto di lavoro, edito da Franco Angeli.

“Nel mobbing ci sono azioni attive e continuative, mediamente settimanali, che il mobber muove contro il mobbizzato, mentre nello straining c’è un’unica azione compiuta dall’aggressore per stressare, isolare o demotivare un lavoratore. Nel primo caso, ad esempio, una persona riceve costantemente rimproveri, critiche, procedure disciplinari, nello straining può esserci invece un demansionamento, ad esempio l’ordine di fare le fotocopie. In una situazione di straining, l’aggressore (ovvero lo strainer) sottomette la vittima facendola cadere in una condizione particolare di stress con effetti a lungo termine; tale stress può derivare dall’isolamento fisico o relazionale, dalla mancanza di materiale per il lavoro, dalla inadeguata qualità o quantità del lavoro e così via. Condizione però necessaria è che la vittima percepisca una componente intenzionale e discriminatoria. La vittima in questo caso è sottoposta ad azioni discriminanti che anche se non sono ripetute nel tempo finiscono per creare un forte stato di stress e di disagio nel lavoratore”.

Ma il fronte delle conflittualità e delle persecuzioni sul posto di lavoro è molto ampio. Ci sono le molestie sessuali, c’è lo stalking occupazionale, che inizia sul posto di lavoro e successivamente sconfina nella vita privata della vittima: può essere attuato come strategia aggiuntiva del mobbing, per esempio, per costringere la vittima alle dimissioni o a rinunciare a una promozione.

“Occorre essere chiari su questi punti per non alimentare ulteriormente la confusione che già dilaga su tali argomenti”, avverte il professor Ege, che sottolinea anche l’importante ruolo della formazione in questo ambito. Presso la sede dell’associazione Prima di Bologna si tengono corsi sia per professionisti, come medici, psicologi, psichiatri, giudici e avvocati, sia per le aziende: le ricerche condotte dagli esperti del Centro hanno riscontrato cali di prestazione dovuti al mobbing fino all’80% della capacità lavorativa individuale; l’azienda subisce i costi di questo fenomeno perché continua a sostenere economicamente il 100% della paga del mobbizzato e del mobber.

Ma, in particolare, sono diversi i corsi che insegnano ad allenarsi al conflitto, a reagire nel modo appropriato alle aggressioni verbali, a riconquistare se stessi per vivere meglio il proprio ambiente. Autodifesa verbale, M-Group, Egoismo sano sono alcuni esempi di un nuovo modo di formarsi, informarsi e autoformarsi.

“Molte persone non sanno rispondere adeguatamente a insulti, battute, rimproveri e critiche infondate, si lasciano provocare, perdono il controllo, rispondono male o non rispondono proprio”, spiega Harald Ege, “il corso di autodifesa verbale insegna le regole e le strategie per difendersi dagli attacchi verbali. Nel corso di egoismo sano i partecipanti vengono incoraggiati a riconquistare se stessi e a riavere padronanza dei propri pensieri e atteggiamenti, rendendosi così indipendenti dalle limitazioni e dalle influenze dell'ambiente circostante. Con l’M-Group si vivono invece tre giorni in monastero, si fanno laboratori di gruppo per conoscere le proprie reazioni al conflitto, imparare a gestire meglio le proprie risorse e allenarsi a mettere in pratica strategie e metodi efficaci di difesa e contrattacco”.

Si tratta quindi di un'esperienza consigliata a tutti, anche a chi non ha apparentemente problemi di mobbing o di conflitto relazionale. Ed è possibile seguire anche più M-group, visto che le dinamiche di gruppo si sviluppano ogni volta in modo diverso e specifico. E che, anche e soprattutto in questo caso, vale il detto “prevenire è meglio che curare”.